Vai al contenuto

Ricerca

Tre aree interconnesse, un programma di ricerca rigoroso

eDeTox studia le principali forme di comunicazione tossica nelle piattaforme digitali europee attraverso un programma di ricerca rigoroso e interdisciplinare. Combinando analisi computazionale, ricerca qualitativa, indagini su larga scala e approcci socio-giuridici, eDeTox produce evidenze solide sulle cause, le dinamiche e gli effetti della tossicità online in contesti sociali, culturali e nazionali diversi.

Il progetto si concentra sulla disinformazione sanitaria e sulle credenze anti-scientifiche, sui discorsi d’odio razzisti e xenofobi e sulle narrazioni misogine e anti-LGBTQ+, con particolare attenzione ai modi in cui questi fenomeni si intersecano, si rafforzano a vicenda e circolano negli stessi ambienti digitali.

Area 1 — Credenze anti-scientifiche

Questo filone di ricerca esamina come le credenze sistematicamente anti-scientifiche prendono forma e circolano negli ecosistemi digitali, con particolare attenzione alla disinformazione medica. Indaga le dinamiche sociali che rendono attraenti le narrazioni anti-scientifiche e i fattori emotivi, culturali e politici che le sostengono all’interno delle comunità online.

L’obiettivo è individuare i meccanismi sociali che spingono le persone ad aderire a queste credenze e i vettori digitali che ne accelerano la diffusione. Analizzando come dubbi, paure e spiegazioni alternative guadagnano terreno, quest’area contribuisce a comprendere più a fondo come le visioni anti-scientifiche si radichino nelle pratiche digitali quotidiane e come influenzino la percezione pubblica della salute, del rischio e dell’autorità delle istituzioni.

Area 2 — Razzismo digitale

Quest’area di ricerca indaga la produzione, la circolazione e la normalizzazione del discorso razzista e xenofobo negli ambienti digitali. Si concentra sui meccanismi attraverso cui le minoranze etniche e le comunità migranti vengono deumanizzate, escluse simbolicamente e rappresentate come una minaccia nei dibattiti online. Particolare attenzione è dedicata alle strategie discorsive, ai registri emotivi e alle pratiche di confine che sostengono visioni escludenti e rafforzano gerarchie di appartenenza, intrecciandosi con più ampie inquietudini legate a identità, sicurezza e cambiamento sociale.

Mappando queste dinamiche, la ricerca punta a capire come la comunicazione razzista si radichi nelle interazioni digitali quotidiane, come plasmi la percezione pubblica dei gruppi minoritari e come le architetture delle piattaforme facilitino la diffusione dei discorsi d’odio e delle rappresentazioni discriminatorie. Quest’area contribuisce a una riflessione più ampia sui danni digitali, sulla giustizia sociale e sulla necessità di un dibattito pubblico più equo e informato su diversità e migrazioni.

Area 3 — Credenze di genere e anti-LGBTQ+

Quest’area di ricerca esamina gli ecosistemi online in cui le credenze misogine e anti-LGBTQ+ vengono prodotte, condivise e normalizzate. Si concentra sulle narrazioni e sulle sottoculture che alimentano l’ostilità di genere e sugli spazi digitali in cui le narrazioni omofobe e transfobiche vengono amplificate, spesso intrecciandosi con visioni reazionarie più ampie.

Le analisi considerano sia gli atteggiamenti sessisti o omofobi quotidiani, sia le forme più estreme di ostilità legata al genere e alla sessualità, esplorando come questi sistemi di credenze circolano e si radicalizzano, generando violenza verbale, simbolica e psicologica.